Perché il cuore non può andare in quarantena..

Venerdì 03 Aprile, è stata convocata l’assemblea d’istituto in videoconferenza con alunni e docenti della nostra scuola.

È stata un’occasione per guardarli in faccia un po’ di più e sentire come stesse andando questo periodo. Si è rivelato un bel momento di confronto dove insieme si è tentato di giudicare l’attuale situazione e provato ad avere un riscontro sul percorso che la scuola sta proponendo ai ragazzi con la didattica a distanza. Dopo più di un mese di scuola on-line, di impegno per preparare le lezioni e tenerle nel salotto di casa, volevamo capire meglio quanta fatica stessero facendo i nostri alunni nel seguire noi insegnanti in un video ed essere interrogati a distanza. 

Hanno partecipato una sessantina di studenti di tutte e 5 le classi e alla domanda del preside su come stesse andando la scuola on line le risposte sono state abbastanza variegate.

I più grandi gestiscono bene il lavoro domestico ma fanno più fatica nell’isolamento soprattutto chi è abituato a studiare insieme fuori casa e chi apprezza l’ora di lezione e la vivacità degli interventi possibili solo ‘dal vivo’. Il fattore umano, di interrelazione fisica non è secondario e la capacità di attenzione è limitata.

I più piccoli considerano più facile la scuola-on line-poiché il carico di lavoro è minore e il tempo molto di più: in un ritmo di vita preso tra sport e mille attività il dover ’solo studiare’ sembra più fattibile!

C’è poi chi non crede nelle verifiche scritte on line perché la tentazione di copiare o farsi passare risposte da compagni o genitori è forte.

Colpisce vedere come per i più grandi la scuola è anche un luogo caro dove crescere mentre per i più piccoli è ancora più funzionale alla valutazione e all’impegno richiesto.

Il risultato è interessante ed è un inizio di lavoro: sicuramente la nostra scuola on-line ha ricevuto ‘un buon voto’ (…e anche noi prof), il lavoro è avviato e i ragazzi sono disposti a farlo, anche se con più o meno autocoscienza del loro stare al passo.

Colpisce ancora di più il richiamo finale del preside prof. Bianchi che ci ha richiamato al significato di questo momento nella sua drammaticità: un tempo in cui ognuno di noi ogni giorno (e quindi anche a scuola) sta capendo ciò che è essenziale a vivere. Un tempo in cui la noia è la sfida quotidiana da combattere con una domanda sempre più grande di senso e di verità. Un tempo in cui i nostri ragazzi possono chiedere aiuto ai loro insegnanti anche sul significato della loro fatica.

Forse, paradossalmente, la scuola ora è più che mai ‘introduzione alla realtà totale’ pur rimanendo nel salotto di casa.